Incontro: dedicato a chi vuole ascoltare e dialogare

30 Marzo 2012
 

Informazione, ascolto e dialogo sono stati gli ingredienti dei tre incontri pubblici organizzati da Holcim relativamente alla richiesta per la nuova cava sul Cornizzolo.

Il primo il 27 marzo nel Comune di Erba, il secondo il 28 a Valmadrera, per chiudere con Eupilio il 29 marzo. Durante questi tre incontri pubblici Manuela Macchi, Responsabile Corporate Social Responsibility and Communication e Marcelino Linares, Responsabile Pianificazione Mineraria di Holcim (Italia) hanno informato, ascoltato e aperto un dialogo con le comunità locali. Complessivamente la partecipazione ha raggiunto le duecento persone ed è stata caratterizzata da un interessante dibattito su temi caldi quali la salvaguardia della Basilica di San Pietro, la tutela del patrimonio esistente, la minimizzazione degli impatti ambientali. Le domande hanno riguardato anche aspetti lontani dalla richiesta di apertura della cava e dagli impatti che tale progetto avrà sulle comunità locali, focalizzandosi su aspetti quali a puro titolo di esempio il funzionamento del processo produttivo, l’utilizzo di rifiuti come combustibili alternativi, le previsioni sul mercato del cemento e l’edilizia sostenibile. Holcim è stata trasparente su tutto, anche sui punti più problematici i cui dettagli sono in ogni caso già trattati sul sito internet e nel rapporto di sostenibilità.

L’obiettivo principale è sempre stato quello di spiegare nel modo più diretto e chiaro possibile i princìpi guida del progetto e le caratteristiche che lo rendono sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale. Il tutto corredato da studi, dati e prime simulazioni su come potrà essere la cava, cosa che ha incontrato un estremo livello di interesse nel pubblico. Ma per l’azienda è stato interessante poter spiegare anche in questa sede, che dietro alle motivazioni e alle linee guida di questo progetto c’è un’organizzazione che lavora in modo responsabile. In questo senso oltre a pubblicare e fornire tutti i dati a supporto c’è sempre la disponibilità al dialogo e al chiarimento. La conoscenza e la comprensione sono le vie migliori per operare scelte consapevoli.

Si è partiti quindi con la presentazione dell’azienda e del ruolo dello stabilimento di Merone. In sintesi, Holcim (Italia) S.p.A. è una presenza importante nel Nord Ovest d’Italia, in particolare in Lombardia, con 593 dipendenti a fine 2010. Lo stabilimento di Merone è la principale unità produttiva cemento con una produzione annua di circa 1,6 milioni di tonnellate. Il cemento prodotto da questo stabilimento viene venduto e utilizzato principalmente nei mercati limitrofi in Lombardia e, nello specifico, 200.000 tonnellate l’anno vengono distribuite nei comuni delle province di Lecco e di Como. La sede di Merone, ospitante oltre allo stabilimento anche gli uffici delle funzioni centrali, accoglie il 44% dei dipendenti che, nel 71% dei casi, risiedono sempre nelle due province sopra citate. L’indotto della sola sede di Merone è di circa 50 milioni di euro con un numero significativo di imprese locali, oltre 190 a fine 2010, e che nella maggior parte dei casi operano nel comasco e nel lecchese.

Lo stabilimento di Merone per produrre cemento necessita di marna e di calcare. Il calcare al momento proviene dalla Cava di Valle Oscura in località Galbiate (LC) e da terzi nelle province di Lecco, Bergamo e Brescia. Dal momento che le riserve esistenti nella suddetta cava soddisfano solo il 20% del fabbisogno calcareo dello stabilimento e solo sino al 2016, Holcim (Italia) S.p.A. ha proposto  l’inserimento di un nuovo ambito estrattivo nel Comune di Civate in Provincia di Lecco per un totale di 20 milioni di tonnellate di calcare in 20 anni.

L’area identificata ha valenze di pregio ma ha anche caratteristiche idonee all’estrazione di calcare.

Ai fini di avviare una progettazione sostenibilie da tutti i punti di vista in un contesto così delicato e di mostrare che è possibile conciliare l’attività estrattiva con le esigenze della collettività e con la minimizzazione degli impatti ambientali, l’azienda è partita dall’analisi degli stakeholder coinvolti per capire e conoscere chi e come viene coinvolto dal processo autorizzativo, ascoltarne le osservazioni che nascondono bisogni e timori per poi includere nel progetto prime risposte. Ecco quindi che parliamo di progettazione guidata dagli obiettivi del recupero finale del sito, di minimizzazione dell’impatto paesaggistico attraverso la riprofilatura morfologica naturaliforme della montagna, di ripristino ambientale sia in parallelo all’attività estrattiva sia finale come avviene a Valle Oscura a Galbiate, di logistica/mobilità sostenibile con fornello-nastro, raccordo alle strutture della miniera di Alpetto e recupero della teleferica senza utilizzo di camion e dunque con minori impatti ambientali derivanti dal trasporto, la fruibilità del sito nei week end durante il periodo di escavazione e al termine dell’attività estrattiva – “le attività che si svolgono sulla montagna continuerebbero ad esistere e alcune potranno svilupparsi ulteriormente. L’area toccata sarà quella limitata al sito estrattivo. Per ridurre al minimo il disagio si sta orientando la progettazione al fine di restituire alla pubblica utilità porzioni di sito già dopo pochi anni appena terminate le prime attività di recupero”. A ciò si aggiungono analisi per la minimizzazione degli impatti sull’ambiente (atmosfera, ambiente idrico, biodiversità, rumore e vibrazioni) e sulla Basilica di San Pietro al Monte, quest’ultimo coinvolgendo il Politecnico di Torino come ente esperto e maggiormente riconosciuto in ambito minerario per stimare l’impatto delle vibrazioni sui recettori sensibili.

Tale progetto, oltre ai costi connessi alle compensazioni previste per legge, prevederebbe investimenti sul territorio e sulla comunità da valutare insieme a tutti i soggetti portatori di interesse.

Il risultato - documentato durante le tre serate - è quindi una proposta sostenibile dal punto di vista economico (mantenimento e generazione di occupazione e di indotto), ambientale (progettazione guidata dagli obiettivi del recupero finale del sito, minimizzazione dell’impatto paesaggistico e degli impatti ambientali, recupero ambientale in parallelo all’attività estrattiva, logistica/mobilità sostenibile con fornello-nastro e recupero della teleferica senza utilizzo di camion) e sociale (analisi e valutazione delle osservazioni degli stakeholder per fornire risposte già nella fase di progettazione, fruibilità del sito nei week end durante il periodo di escavazione e al termine dell’attività estrattiva, investimenti sul territorio e sulla comunità).

Questi incontri si sono dimostrati quello che volevano essere: un’occasione di dialogo aperto e di confronto fra soggetti portatori di diversi interessi. All’appello mancavano i manifestanti del movimento No cava, che sono stati invitati dall’azienda a partecipare ma che hanno declinato. Seguiranno certamente altri incontri con le comunità locali in cui continuare il confronto.