Gestione sostenibile attività estrattiva e tutela biodiversità

In accordo con la nostra Politica Ambientale e con le nostre priorità strategiche, ci preoccupiamo di ridurre gli impatti ambientali anche attraverso il recupero delle aree estrattive legate alla produzione di cemento e di aggregati.Gli interventi vengono eseguiti sin dalla fase di escavazione secondo le più moderne tecnologie di ripristino e di messa in sicurezza al fine di restituirne quanto prima la disponibilità e fruibilità alla comunità.
Nelle cave / miniere cemento attive (Alpetto, Brenno, Dossena, Rio Gambaione, Valle Oscura, Lisso, Paitone, Santa Marta, Faraona) negli ultimi anni sono stati realizzati tutti gli interventi “ordinari” di recupero ambientale previsti nei relativi progetti autorizzati (idrosemina, ...).
Negli anni passati, inoltre, sono stati effettuati due interventi rilevanti:

• Miniera di Alpetto: sistemazione della frana e recupero morfologico / ambientale del settore ovest;

• Oasi di Bàggero: chiusura e messa in sicurezza con  convenzione recentemente rinnovata al 2070 al Consorzio del Parco Regionale Valle del Lambro ed i Comuni interessati per la sua gestione, con programmi e interventi specifici, ridando così valore e fruibilità collettiva al sito.


L’Oasi di Bàggero si estende su una superficie di 250.000 metri quadrati, è composta da due laghi comunicanti circondati da pareti completamente rinverdite ed è un esempio emblematico di ripristino ambientale oggetto di un premio europeo nel 1988.Nel periodo 2007-2010 abbiamo realizzato attività di recupero e manutenzione del verde nei seguenti siti: cava Fabrik a Casale Litta, cava Faraona a Travedona, miniera Santa Marta a Ternate, miniera di Alpetto nei comuni di Cesana Brianza e Suello, cava di Valle Oscura a Galbiate, miniera di Rio Gambaione nei comuni di Bulciago e Cassago Brianza, cava di gesso di Dossena.
Complessivamente, dal 2007 al 2010, abbiamo investito 1,5 milioni di euro in attività di ripristino ambientale e manutenzione del verde nelle cave e miniere cemento e circa 1,0 milioni di euro in interventi di rimodellazione delle sponde e di ripiantumazione delle piante originali del luogo nelle cave di aggregati. Inoltre, per far fronte alle importanti esigenze di recupero ambientale senza rischi finanziari per le cave e miniere cemento è stato istituito un fondo pari nel 2010 a 8,6 milioni di euro.
Relativamente all’anno 2010 la superficie in concessione risulta pari a 466 ettari per le cave cemento e di 407 per le cave aggregati.
Di tali superfici il 16% è in media oggetto di escavazione (7% per cave cemento e 25% per cave aggregati) mentre mediamente il 28% è stata o è al momento oggetto di recupero ambientale (30% per cave cemento e 26% per cave aggregati).Tutte le cave aggregati e cemento hanno un piano di recupero ambientale autorizzato ma una sola cava di aggregati, la cava di Recupero Rg8  “C.na Lirone” ubicata nel territorio del Comune di Segrate, dispone di un piano di recupero ambientale ultimato.

Richiesta inserimento uovo ambito estrattivo

Come Holcim (Italia) S.p.A. abbiamo inoltrato una richiesta per l’inserimento di un nuovo ambito estrattivo nel Comune di Civate. Vediamo insieme perché e cosa sta guidando la nostra progettazione.

Realtà economica del territorio: occupazione, indotto e prodotti per il territorio

Holcim (Italia) S.p.A. è una presenza importante nel Nord Ovest d’Italia, in particolare in Lombardia, con 593 dipendenti a fine 2010.

Lo stabilimento di Merone, fondato nel 1928, è la principale unità produttiva cemento con una produzione annua di circa 1,6 milioni di tonnellate. Il cemento prodotto da questo stabilimento viene venduto e utilizzato principalmente nei mercati limitrofi in Lombardia. Nello specifico, 200.000 tonnellate l’anno vengono distribuite nei comuni delle province di Lecco e di Como.

La sede di Merone, ospitante oltre allo stabilimento anche gli uffici delle funzioni centrali, accoglie il 44% dei dipendenti che, nel 71% dei casi, risiedono sempre nelle due province sopra citate. L’indotto della sola sede di Merone è di circa 50 milioni di euro con un numero significativo di imprese locali, oltre 190 a fine 2010, e che nella maggior parte dei casi operano nel comasco e nel lecchese.

Fabbisogno oggettivo della materia prima

Lo stabilimento di Merone per produrre cemento necessita di marna e di calcare. Il calcare al momento proviene dalla Cava di Valle Oscura in località Galbiate (LC) e da terzi nelle province di Lecco, Bergamo e Brescia.

Dal momento che le riserve esistenti nella suddetta cava soddisfano solo il 20% del fabbisogno calcareo dello stabilimento e solo sino al 2016, come Holcim (Italia) S.p.A. abbiamo proposto  l’inserimento di un nuovo ambito estrattivo nel Comune di Civate in Provincia di Lecco per un totale di 20 milioni di tonnellate di calcare in 20 anni.

Approccio all’attività estrattiva di Holcim e princìpi ispiratori della progettazione di una nuova cava per far convivere necessità produttive con le esigenze ambientali e sociali

In Holcim nella gestione delle nostre cave e miniere attribuiamo notevole importanza al loro recupero ambientale e lo eseguiamo con un forte senso di responsabilità.L’approccio di Holcim (Italia) alla progettazione delle attività estrattive, in questo senso, ha subìto negli anni una notevole evoluzione tanto che oggi pianifichiamo la coltivazione delle nostre cave e miniere cercando di tenere presente fin dal principio delle esigenze della collettività e della minimizzazione degli impatti ambientali. L’obiettivo deve essere quello della sostenibilità dell’attività mineraria sotto tutti gli aspetti: economico-produttivo (per essere sostenibili economicamente le fonti devono essere vicine), ambientale e sociale grazie anche ai metodi e alle tecnologie attuali. “Non basta scavare: un giacimento va coltivato”. Ma per coltivare correttamente un giacimento occorre avere bene in mente il progetto di recupero da attuare. E un buon recupero ambientale richiede una buona pianificazione, una programmazione nel tempo di attività e investimenti, una buona progettazione e una corretta attuazione di quanto progettato.

Esempi positivi di coniugazione della tutela dei luoghi oggetto di escavazione con il recupero ambientale sono l’Oasi di Baggero in località Merone (CO) all’interno del Parco della Valle del Lambro, ove sono stati precorsi anche i tempi e le normative, e Valle Oscura in località Galbiate (LC), ove l’ultima parte ripristinata è quella a contatto con il piazzale 400, restituito al Consorzio del Parco del Monte Barro nel 2006 e ora fruibile da parte della collettività. Qui è evidente la concezione di ripristino in vigore: la fase di scavo è stata concepita pensando al miglior recupero ambientale, ricreando una morfologia naturaliforme e addolcita con un raccordo armonioso con l’area circostante. La Miniera di Alpetto in località Cesana Brianza e Suello (LC), invece, che tutti prendono come cattivo esempio di attività estrattiva del nostro gruppo e che rappresenta quindi “un brutto biglietto da visita, uno scempio ambientale”, deve essere interpretata in chiave temporale, e quindi pensando a vecchi metodi di coltivazione e altre gestioni e tenendo presente che nella parte visibile a tutti si è verificata una frana nel 1996. Data l’emergenza creatasi con la frana, il progetto di recupero voluto dalle autorità competenti ha puntato allora primariamente a mettere in sicurezza il versante mettendo in secondo ordine gli aspetti paesaggistici. La parte oggetto di recupero ambientale, ecologico e paesaggistico, ovvero il settore ovest, è ora invece uno spazio sviluppato su diversi livelli di pianori, fruibile attraverso percorsi di viabilità anche se purtroppo meno noto ai più.

Oasi di Baggero in località Merone (CO)

Cava di Valle Ocura in località Galbiate (LC)

Miniera di Alpetto in località Cesana Brianza (LC)

I princìpi ispiratori che stanno guidando la progettazione della nuova cava sul Monte Cornizzolo mettono in evidenza la volontà di conciliare un’attività estrattiva competitiva dal punto di vista economico con le esigenze della collettività e con la minimizzazione degli impatti ambientali e sono i seguenti:

  • Analisi e valutazione delle osservazioni degli stakeholder per fornire risposte già nella fase di progettazione;
  • Progettazione guidata dagli obiettivi del recupero finale del sito;
  • Minimizzazione dell’impatto paesaggistico attraverso l’analisi dell’esposizione visiva e l’individuazione dei ricettori critici e quindi la riprofilatura morfologica naturaliforme della montagna;
  • Ripristino ambientale sia in parallelo all’attività estrattiva sia finale;
  • Logistica/mobilità sostenibile con fornello-nastro e recupero della teleferica senza utilizzo di camion. Questa soluzione riattiva strutture già esistenti, evitando l’utilizzo di un numero significativo di camion con evidenti impatti ambientali;
  • Fruibilità del sito nei week end durante il periodo di escavazione e al termine dell’attività estrattiva;
  • Minimizzazione degli impatti ambientali: atmosfera, ambiente idrico, biodiversità, rumore e vibrazioni, salute pubblica, patrimonio culturale, ecc.
  • Investimenti sul territorio e sulla comunità locale interessata dalla nuova cava es. pulizia sentieri, creazione nuove aree verdi e di percorsi naturalistici, creazione di percorsi didattici, ecc.

 

L’approccio alla nuova cava è quindi sostenibile dal punto di vista economico (mantenimento e generazione di occupazione e di indotto), ambientale (progettazione guidata dagli obiettivi del recupero finale del sito, minimizzazione dell’impatto paesaggistico e degli impatti ambientali, recupero ambientale in parallelo all’attività estrattiva, logistica/mobilità sostenibile con fornello-nastro e recupero della teleferica senza utilizzo di camion) e sociale (analisi e valutazione delle osservazioni degli stakeholder per fornire risposte già nella fase di progettazione, fruibilità del sito nei week end durante il periodo di escavazione e al termine dell’attività estrattiva, investimenti sul territorio e sulla comunità).

Biodiversità
Nel 2007 la Casa Madre, fortemente convinta dell’importanza di definire standard per la conservazione degli ecosistemi esistenti nei pressi delle proprie unità produttive, ha siglato un accordo con l’organizzazione IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura         www.iucn.org).
La partnership con IUCN è stata rinnovata a febbraio 2011 con i seguenti obiettivi principali:

• Implementare efficacemente il Biodiversity Management System all’interno del Gruppo Holcim;

• Influenzare lo sviluppo di standard di settore per la conservazione della biodiversità;

• Rafforzare l’approccio di Water Management all’interno del Gruppo Holcim.

Holcim (Italia) non ha ancora condotto studi specifici sul tema della biodiversità né sull’eventuale impatto delle nostre attività sulle specie animali e vegetali pur tenendone conto nella gestione operativa, nonostante alcune delle nostre unità produttive siano localizzate all’interno (2 cave / miniere cemento, 3 cave aggregati e 3 impianti di calcestruzzo preconfezionato) o nelle vicinanze di parchi naturali e di aree protette (1 unità produttiva cemento, 5 cave / miniere cemento).
Per quanto concerne i siti in prossimità di aree protette ricordiamo che l’unità produttiva di Merone si trova nelle vicinanze del parco regionale Valle del Lambro e nelle vicinanze del Lago Pusiano e del Lago Alserio, inseriti nell’“Elenco dei Siti di importanza comunitaria (SIC) per la regione biogeografica continentale, ai sensi della direttiva 92/43/CEE”, mentre le cave e miniere dell’unità produttiva di Ternate sono adiacenti alla Palude Brabbia, classificata zona umida di importanza internazionale, secondo la Convenzione di Ramsar ratificata in Italia con il DPR 448/1976 ed il successivo DPR 184/1987.
Per quanto riguarda invece i siti all’interno delle aree protette ricordiamo la miniera di Brenno all’interno del Parco Regionale Valle del Lambro e la cava di Valle Oscura all'interno del Parco Naturale Monte Barro.
Sempre nell’elenco dei siti in aree protette, citiamo 3 cave di aggregati in Provincia di Milano e per l’esattezza le cave di Zibido San Giacomo, Peschiera Borromeo e Manara nei comuni di Peschiera Borromeo e Pantigliate, situate all’interno del Parco Agricolo Sud Milano con vincolo paesaggistico e 3 impianti di calcestruzzo (Peschiera Borromeo, Botta di Sedrina, Rivolta d’Adda) che si trovano rispettivamente nel Parco Agricolo Sud Milano (il primo) e in aree fluviali (gli altri 2).
In tutte le unità produttive sopra citate e presenti all’interno o nelle vicinanze di aree protette, gli aspetti di biodiversità sono tenuti in considerazione e valutati all’interno dei piani di gestione dei siti.
Per ognuna delle cave di aggregati citate e per 3 cave / miniere cemento (miniere di Alpetto e Rio Gambaione e cava di Valle Oscura) esiste uno studio di impatto ambientale autorizzato dall’Autorità competente.Inoltre per le 3 cave aggregati è disponibile un censimento sull’avifauna condotto dalla Stazione Italiana di Ricerca Ornitologica (S.I.R.O.) per conto del Parco Agricolo Sud Milano.