Sviluppo sostenibile
Cambiamento climatico
Negli ultimi anni, il problema del surriscaldamento del pianeta è diventato uno degli argomenti più importanti della politica ambientale e conseguentemente energetica dei Paesi industrializzati.
L’Italia, recependo gli impegni dell’Unione Europea, ha posto ad alcuni settori industriali (attività energetiche quali il termoelettrico, altri tipi di combustione energetica, raffinazione di prodotti petroliferi; produzione e trasformazione dei metalli ferrosi; lavorazione prodotti minerari tra cui il cemento; produzione di pasta per carta) tetti massimi di emissione e, nel caso delle cementerie con produzione di clinker, obblighi di riduzione delle emissioni, assegnando a ciascun impianto, sulla base della produzione dichiarata, una quota massima di emissioni.
Nel 2000 il settore del cemento ha emesso circa 25,22 milioni di tonnellate di anidride carbonica, pari a circa l’11,5% del totale delle emissioni dei quattro settori industriali precedentemente elencati (contro una media del 60% prodotto dalle attività energetiche).
Sulla base del piano di allocazione nazionale, preventivamente approvato dalla Comunità Europea, al settore cemento sono state attribuite, al netto delle assegnazioni per nuovi entranti, 26,17 milioni di tonnellate annue di anidride carbonica per gli anni 2005-2007 (pari sempre mediamente all’11,5% del totale) e 27,63 milioni di tonnellate annue di anidride carbonica per il periodo 2008-2012 (pari mediamente al 13,2% del totale).
Secondo quanto definito dalla normativa europea, le attività che ricadono all’interno degli obblighi sono quelle svolte nelle unità produttive cemento a ciclo completo, ovvero nelle unità produttive cemento di Merone e Ternate di Holcim (Italia) S.p.A.
Come noto le emissioni di anidride carbonica sono legate ai processi di combustione e per questo il loro incremento è andato via via crescendo di pari passo con lo sviluppo economico del pianeta: maggior traffico veicolare, maggiori attività produttive, maggior ricorso al riscaldamento / condizionamento domestico. Tuttavia nel caso delle cementerie, le emissioni non derivano principalmente dalla combustione, bensì dalle materie prime utilizzate per la produzione del clinker.
La maggior parte delle emissioni in ragione del 60% circa derivano dalla perdita di anidride carbonica dai materiali utilizzati (processo di decarbonatazione) secondo la reazione chimica di dissociazione CaCO3 => CaO + CO2. L’anidride carbonica infatti è naturalmente presente nei materiali carbonatici, alcuni dei quali, come il calcare e le marne, sono alla base del processo di produzione di clinker per cemento. Il rilascio in atmosfera di tale anidride carbonica è legato alla chimica della reazione e non può essere ridotto se non cercando di minimizzare l’utilizzo delle materie prime stesse.
Holcim contribuisce attivamente allo sviluppo delle politiche e dei meccanismi a livello internazionale e si impegna nello sviluppo e nella diffusione di conoscenza su temi emergenti legati al cambiamento climatico e all’energia.
In particolare, l’istituzione a partire dal mese di gennaio 2005 del sistema per lo scambio di quote di emissione dei gas ad effetto serra nella Comunità Europea, chiamato European Union Emission Trading Scheme, ha dato al nostro Gruppo l’opportunità di partecipare ad un meccanismo basato sul mercato delle emissioni, che a nostro avviso consente il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità, in particolare ambientali, in modo efficiente.
Al fine di illustrare in modo trasparente ai propri stakeholder il proprio punto di vista in merito al cambiamento climatico, Holcim ha espresso la propria posizione in una serie di position paper pubblicati nel sito corporale www.holcim.com sezione Sustainable development. Ciò rappresenta al tempo stesso la linea guida di riferimento per tutte le Group Company, tra cui anche la nostra.
Gli sforzi aziendali di Holcim (Italia) S.p.A. sono rivolti in tale direzione: mantenere invariate le produzioni di cemento utilizzando per quanto possibile meno materia prima: tale obiettivo viene conseguito sia con la massima razionalizzazione del processo produttivo per la minimizzazione degli sprechi, sia in misura maggiore con la produzione di cementi particolarmente performanti a minor contenuto di clinker (e quindi di materie prime naturali). Nei cementi eco-efficienti si sostituisce parte del clinker necessario con altri materiali, denominati componenti minerali, quali loppa, pozzolana o ceneri volanti, aventi le stesse proprietà del clinker sostituito. Un esempio è dato dal cemento pozzolanico di Holcim (Italia).
Un ulteriore sforzo nella riduzione delle emissioni può essere concentrato sul restante 40% proveniente dalla combustione grazie all’utilizzo di maggiori quantità di combustibili alternativi in parziale sostituzione dei combustibili tradizionali di origine fossile (principalmente petcoke), contribuendo al contempo alla preservazione di risorse non rinnovabili e al contenimento dei costi energetici.
La strategia di Holcim per ridurre le emissioni di anidride carbonica si basa infatti da un lato sullo sviluppo di prodotti eco-efficienti (cioè a bassa percentuale di materia prima naturale) e dall’altro sulla sostituzione di combustibili tradizionali di natura fossile, e quindi non rinnovabile, con combustibili alternativi prevalentemente a base di biomassa derivati da rifiuti e da residui di altre industrie.
I combustibili alternativi attualmente utilizzati in Holcim (Italia) S.p.A., conformemente alle Autorizzazioni Integrate Ambientali, sono il Combustibile da Rifiuti (CDR) e i solventi nell’unità produttiva di Ternate e le miscele oleose, i residui peciosi e i fanghi essiccati da depurazione nell’unità produttiva di Merone.
Tra i combustibili alternativi utilizzati nelle nostre unità produttive cemento, il massimo risparmio in termini di emissioni di anidride carbonica è dovuto a quei residui che contengono biomasse, le quali sono da considerarsi ad emissione nulla. Tra i residui contenenti biomasse vi sono i fanghi essiccati da depurazione (100% biomassa), il Combustibile da Rifiuti (CDR) (con circa il 50% di biomassa) e i residui peciosi (con circa il 70-90% di biomassa).
Va peraltro sottolineato come altri combustibili alternativi, quali le miscele oleose e i solventi, pur se non costituiti da biomasse, presentino comunque fattori di emissione specifici inferiori a quelli del combustibile convenzionale sostituito.
Come previsto dalle norme in essere, i dati emissivi del periodo 2005-2007 (così come quelli degli anni 2008-2010) sono stati certificati da un Ente accreditato dal Ministero, in particolare per noi dalla società PriceWaterhouseCoopers.
Le quote assegnate dai Piani Nazionali di Allocazione alle due unità produttive a ciclo completo di Holcim (Italia) S.p.A. sono state pari a 4.980.372 tonnellate per il triennio 2005-2007 (a fronte di un’emissione complessiva di 5.320.230). Le emissioni assegnate annualmente per il periodo 2008-2012 sono pari a 1.696.872 t a fronte di un’emissione annua pari a 1.183.757 t.
Le emissioni ET 2010, decisamente inferiori sia a quelle degli anni precedenti sia alle quote assegnate, sono da attribuirsi alla riduzione di produzione verificatosi a partire dal 2008 a seguito del calo di mercato e del conseguente minor funzionamento prima e chiusura poi del forno 5 dell’unità produttiva cemento di Merone.
Si ritiene tuttavia significativo estrapolare ad anni di normale funzionamento i miglioramenti che in questi anni sono stati ottenuti da Holcim (Italia) rispetto al 1990, anno di riferimento che viene utilizzato come base per la valutazione delle riduzioni di gas serra sulla base del Protocollo di Kyoto:
• -48 % in termini di emissioni assolute;
• -23 % in termini di emissioni specifiche per unità di prodotto (secondo la metodologia di calcolo del WBCSD – World Business Council for Sustainable Development).
Si tratta di un risultato decisamente ottimo rispetto all’obiettivo che l’Italia si è data a livello nazionale (-6,5% entro il 2012) oltre all’obiettivo di Holcim a livello mondiale (-20% entro il 2010). Tali valori, conseguiti grazie alla razionalizzazione degli impianti effettuata nel corso di più anni, sono stati ulteriormente migliorati grazie all’incremento delle percentuali di utilizzo di combustibili alternativi.
Di seguito sono riportati i dati degli ultimi tre anni che evidenziano il raggiungimento di un livello emissivo non ulteriormente migliorabile con soli ammodernamenti tecnici e quindi fisiologicamente oscillante su valori di assoluta eccellenza.

Per avere un quadro completo delle emissioni di anidride carbonica abbiamo considerato anche le emissioni indirette prodotte da terzi per offrirci un prodotto / servizio, ed in particolare quelle dovute al nostro consumo di energia elettrica nelle unità produttive. Questa stima è basata sul fattore di emissione medio di anidride carbonica per kilowattora prodotto pubblicato da Enel nel proprio Rapporto di Sostenibilità 2009 in quanto ENEL è diventato il fornitore principale.



